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Diario dal Brasile: il Rio Grande do Sul PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 25 Marzo 2016 09:44

 

 

Canoas, Novo hamburgo, Bento Gonçalves e Caxias do Sul, quattro spettacoli in quattro città del Rio Grande do Sul, lo stato più a Sud del Brasile, lo stato brasiliano con la maggiore quantità di cittadini di origine italiana. E si sente. Continuano a fermarci tutti per scambiare due parole, in fila al ristorante, nei negozi e anche per strada. Alla fine dello spettacolo invece ci aspettano per abbracciarci, come se rivedessero un vecchio parente. Arrivi e partenze qui suscita molta emozione, rievoca storie lontane, lingue che, qualche generazione fa, erano lì a confrontarsi con un nuovo mondo e a cercare la forza di sopravvivere. E come di solito succede per lingue, cibi e musiche è la capacità di trasformarsi, il talento della flessibilità a dare la possibilità di continuare ad esistere anche lontano dalla propria terra d’origine. Certo è che l’italiano va ricercato col lanternino nelle inflessioni brasiliane che ha assunto oggi, anche se due settimane fa si festeggiavano i centoquaranta anni dalla prima immigrazione italiana e ogni tanto ci capita di leggere il nome di qualche paese che suona familiare (Garibaldi, Nova Milano, Nova Roma do Sul, Loreto, Caravaggio).


Quindi il tempo corre veloce e le tradizioni si trasformano in fretta. Bisogna quindi -come dice qualcuno- tornare alla terra: nella Vale dos vinhedosBento Gonçalves troviamo discendenti italiani che hanno fatto del vino la propria ragione di vita, proseguendo magnificamente l’intuizione dei loro trisnonni, che hanno trasformato una regione incolta e a tratti impervia in una serie di vigneti meravigliosi che ora sono attrazione turistica e risorsa commerciale del territorio. Sembra di essere a Manduria o Leverano. Noi ci perdiamo nel castello dell’azienda vinicola Cave de Pedra, dopo una degustazione che ci lascia ‘di ottimo umore’. Caxias do Sul è la città con la più alta densità di italiani.
Il teatro è pieno, come sempre in questi giorni, il SESC è un festival ben noto e le nostre origini giocano a favore. Durante lo spettacolo la sensazione è quella di essere insieme con gli spettatori a celebrare una festa, anche se la maggior parte di loro sono di origine nord-italiana e probabilmente i loro nonni non avevano avuto contatto con le tradizioni del Sud. Ma qui le distanze sono relative, è più forte la voglia di lasciarsi trasportare in un passato non troppo lontano, per riallacciarsi al filo che lega al passato, e che nel suo tortuoso percorso ci porta ad essere così come siamo oggi. ‘Arrivi e partenze’ in Brasile termina qui. Riportiamo a casa tantissime esperienze umane ed artistiche e la sensazione di essere molto più vicini di quello che crediamo, figli degli stessi padri, foglie di un unico ramo, piantato a volte in terra straniera, come le viti della Vale dos vinhedos, con la certezza che un seme forte e una terra accogliente, possano produrre ottimi frutti.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Marzo 2016 09:49
 
 

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